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Vuoi Realizzare un Contenuto Virale? Fai Arrabbiare le Persone

By 29 gennaio 2018Facebook, Social Media, strategia, TV
realizzare un contenuto virale

Nel web marketing fra i dilemmi che più consumano le menti di una semplice web agency c’è costantemente questa precisa domanda: “Cosa rende un contenuto virale?

Prendendo in prestito una celebre frase del fortunatissimo Black Mirror: “Il video più cliccato al mondo è quello di un cane che emana flatulenze al ritmo della sigla di Happy Days“.

Sarebbe bello risolvere con questa bellissima immagine della società moderna il dilemma della viralità di un contenuto, ma fortunatamente esistono professionisti che non hanno ancora perso la speranza ed hanno provato a codificare e selezionare alcune variabili che statisticamente sembrerebbero presenti in una considerevole percentuale di contenuti virali.

is a dog farting the theme tune to Happy Days.

Secondo una ricerca condotta da Jonah Berger e Katherine Milkman, onorati con il premio William F. O’Dell 2017, la capacità di un contenuto di divenire virale è strettamente collegata alla reazione più primordiale dell’essere umano: la rabbia.

La Ricerca in breve

Milkman e Berger fanno partire la loro ricerca analizzando le notizie presenti sul New York Times e sul Wall Street Journal. Nel giro di 3 mesi analizzano circa 7.000 articoli giungendo ad una forse banale conclusione:

gli articoli posti in Hompage hanno il 20% in più di possibilità di essere condivisi sui diversi canali di divulgazione popolare.

Fin qui, nulla di eccezionale, siamo forse all’ABC del marketing e della strategia comportamentale (anche se si potrebbe allargare il concetto chiedendosi se determinate news vengono messe in risalto perché ritenute più importanti o affinché siano ritenute più importanti, ma finiremmo per imboccare una strada non interessante ai fini del presente articolo).

La cosa più importante emersa dello studio è che il contenuto dell’articolo stesso era vettore della sua viralità.

I due studiosi hanno ipotizzato che i lettori che condividono contenuti online siano motivati ​​da alcuni fattori:

  • Vogliono aumentare il loro status tra gli altri presentandosi al corrente, utili e positivi in ​​base ai contenuti che condividono (ad es. Possono condividere articoli di how-to, immagini divertenti e fatti interessanti).
  • Vogliono rafforzare i legami sociali condividendo contenuti.
  • Vogliono normalizzare l’impatto emotivo del contenuto che condividono (ad esempio, qualcosa di scioccante o spaventoso è più facile da normalizzare se se ne discute e si concretizza condividendolo con altri).

Il risultato della ricerca è il seguente: i contenuti che provocano determinate emozioni aveva una probabilità maggiore di divenire virale.

Nello specifico:

  • il contenuto che ha reso le persone arrabbiate era la più probabile che diventasse virale, con una probabilità maggiore del 34% rispetto alla media;
  • il contenuto che suscita timore è stato il secondo, con il 30% in più rispetto alla media;
  • il contenuto che suscita sentimenti di tristezza, aveva meno probabilità di diventare virale, ben 13% inferiore alla media.

Sul podio, ma poco legati alla sfera emozionale erano gli articoli con informazioni pratiche con il 30% in più di probabilità di diventare virale.

Caso lampante del primo punto? Il caso Logan Paul alle prese con la tristemente nota foresta di Aokigahara, denominata la foresta dei suicidi.

realizzare un contenuto virale

 

 

 

 

 

 

 

 

Per farla breve: il noto Youtuber (attore, produttore e tanti altri mestieri resi troppo facilmente accessibili semplicemente grazie alla discutibile “notorietà”) filma un povero malcapitato che ha recentemente deciso di togliersi la vita nella sopracitata foresta.

Lo sgomento iniziale viene dopo pochi minuti prontamente soppiantato dalla felicità di aver catturato live un evento così “incredibile”.

Passano i minuti e Logan Paul diventa l’uomo più odiato al Mondo.

Mentre Donald Trump tenta in tutti i modi di rendere il Mondo un posto peggiore, per settimane il caro Logan è ovunque: notiziari nazionali, twitter, sui profili social di dubbi personaggi dello spettacolo dalla dubbia morale.

Il 22enne Logan Paul commette un atto assolutamente da condannare, ma come fa a diventare un argomento da prime time alla pari del Muslim Ban?

Be Hated and Be Famous!

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